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Lingua polacca

In: curiosità

28 set 2009

 

 

  

Polacco (Polski) 

   
   
Parlato in: Polonia (38 milioni), circa 6 milioni negli USA, in Lituania, Bielorussia, Francia, Germania, Ucraina e altri Paesi.
Regioni:Parlato in: {{{regione}}}
Periodo: {{{periodo}}}
Persone: 44 milioni
Classifica: 25
Scrittura: latino
Tipologia:  
Filogenesi: Lingue indoeuropee
 Slave
  Occidentali
   Lingue lechitiche
    Polacco
     
      
       
        
         
          
           
            
             
              

Statuto ufficiale

Nazioni: Unione europea Polonia
Regolato da: Consiglio della Lingua Polacca

Codici di classificazione

ISO 639-1 pl
ISO 639-2 pol
ISO 639-3 {{{iso3}}}  (EN)
SIL PQL  (EN)
SIL {{{sil2}}}

Estratto in lingua

Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo – Art.1
Wszyscy ludzie rodzą się wolni i równi pod względem swej godności i swych praw. Są oni obdarzeni rozumem i sumieniem i powinni postępować wobec innych w duchu braterstwa.
Traslitterazione{{{traslitterazione}}}    

Lingua – Elenco delle lingue – Linguistica

   
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Il polacco è una lingua slava occidentale, nonché lingua ufficiale della Polonia. È parlato come lingua madre da circa 44 milioni di persone[1] (in Polonia, nei territori che prima della Seconda Guerra Mondiale appartennero allo stato polacco e adesso appartengono alla Lituania, alla Bielorussia o all’Ucraina e anche nei centri di emigrazione polacca nell’Europa Occidentale, in America e altrove).

Indice

[nascondi]

  • 1 Storia
  • 2 Scrittura
  • 3 Fonetica
  • 4 Accento
  • 5 Caratteristiche grammaticali
  • 6 Premi Nobel per la letteratura di lingua polacca
  • 7 Note
  • 8 Collegamenti esterni

Storia [modifica] 

Il polacco come lingua letteraria sorse tra il Quattrocento e il Cinquecento. L’ortografia si sviluppò gradualmente – molti autori ed editori proposero le proprie idee e modifiche. L’ortografia così inventata, con cambiamenti minori, viene usata ancora oggi.

Il polacco è sempre stato (e lo è ancora oggi) influenzato dalle lingue straniere, soprattutto il latino, il tedesco, l’italiano, il francese, il russo e l’inglese. La base è slava, ma una buona parte del vocabolario e della fraseologia è di origine latina o greca. I prestiti dall’italiano si possono trovare come in molte lingue nell’ambito culinario, come “makaron” (pasta, maccheroni), e musicale (specie classico): sonet (sonetto), solista (solista). Più interessanti sono i prestiti dei nomi di alcune verdure, come pomidor (pomodoro), cebula (cipolla), sałata (lattuga, da insalata), por (porro), dovuti pare a Bona Sforza d’Aragona (1494 – 1557), figlia del duca di Milano Gian Galeazzo, regina di Polonia, che importò alcune verdure dall’Italia, oltre che diffondere la cultura rinascimentale italiana.

Scrittura [modifica] 

 

 

L’alfabeto polacco.

L’alfabeto polacco si scrive con 32 lettere dell’alfabeto latino: a ą b c ć d e ę f g h i j k l ł m n ń o ó p r s ś t u w y z ź ż, arricchite da segni diacritici come l’ogonek (Ą ą Ę ę), l’accento acuto (Ć ć Ń ń Ó ó Ś ś Ź ź), la barra obliqua (Ł ł) e il punto superiore (Ż ż). Fa inoltre uso di 7 digrammi, detti dwuznaki (ch, cz, dz, dź, dż, rz, sz). Le lettere Q, V e X vengono utilizzate solo in termini derivati o di origine straniera.

Fonetica [modifica] 

La fonetica polacca è molto complessa. Si serve di 8 vocali e 35 consonanti. Ha mantenuto le vocali nasali (che non esistono in italiano) (ą ę), trascritte utilizzando l’ogonek (una sorta di cediglia). Anche alcune consonanti palatali polacche (ć dź ś ź) non esistono in italiano e utilizzano il cosiddetto “accento acuto” che in realtà non è un accento ma un segno grafico che indica la palatalizzazione della lettera sopra la quale è posto. L’accento vero e proprio, invece, cade solitamente sulla penultima sillaba (come in italiano).

Le differenze dialettali in polacco sono relativamente piccole. Tra quelli che maggiormente si distinguono ci sono il dialetto della Slesia e il dialetto montanaro, parlato nei rilievi montuosi dei Carpazi occidentali, anche detti Monti Tatra, nei pressi della nota località di Zakopane, vicino al confine slovacco.

Numero di locutori

Paesi

Persone

Polonia
Stati Uniti
Ucraina
Germania
Bielorussia
Lituania
Canada
Brasile
Israele
Russia
Kazakhstan
Lettonia
Austria
Slovacchia
Rep. Ceca
Ungheria
Australia
Romania
Azerbaijan
Estonia
Finlandia
38 000 000
2 438 000
1 151 000
1 000 000
403 000
258 000
225 000
150 000
100 000
94 000
61 500
57 000
50 000
50 000
39 000
21 000
13 783
10 000
1 300
600
non disponibile

Accento [modifica] 

In polacco non esiste alcun accento grafico. Esiste bensì un segno diacritico che può assomigliarli (ń, ś, ć, ź) che comunque non ha nulla a che vedere con un accento, ma indica che quella consonante non è dura ma molle. L’accento tonico, come capita molto spesso anche in italiano, cade di regola sulla penultima sillaba (serwetka, tovagliolo; woda, acqua; zatrzymywać, fermare ).

Caratteristiche grammaticali [modifica] 

Nella lingua polacca non ci sono articoli (kapelusz può significare cappello, un cappello o il cappello a seconda del contesto). Ci sono due numeri grammaticali (singolare e plurale). Al singolare ci sono tre generi grammaticali (maschile, femminile, neutro). Al plurale, invece, funziona un’altra distinzione: tra il virile (persone maschili) e il non-virile (le altre persone, animali e oggetti). Per esempio il sostantivo mechanik (meccanico) è maschile e virile, kot (gatto) è maschile e non-virile, studentka (studentessa) è femminile e non-virile. Ci sono sette casi: nominativo, genitivo, dativo, accusativo, strumentale, locativo, vocativo. Nella coniugazione dei verbi ci sono tre tempi (presente, futuro, passato) e tre modi (indicativo, condizionale, imperativo). Come nella maggior parte delle altre lingue slave, anche in polacco si è conservato l’aspetto verbale che contraddistingue i verbi in perfettivi (dokonane), che designano un’azione compiuta, e imperfettivi (niedokonane), che indicano un’azione incompiuta, in via di svolgimento, abituale o ripetuta nel tempo.

Premi Nobel per la letteratura di lingua polacca [modifica] 

  • Henryk Sienkiewicz (1907, Polonia)
  • Władysław Stanisław Reymont (1924, Polonia)
  • Czesław Miłosz (1980, Polonia/Stati Uniti)
  • Wisława Szymborska (1996, Polonia)

0 – ZERO

1  -   JEDEN

2-    DWA

3-  TRZY

4-  CZTERY

5-  PIĘĆ

6-  SZEŚĆ

7-  SIEDEM

8-  OSIEM

9-  DZIEWIĘĆ

10- DZIESIĘĆ

 

LUNEDI – PONIEDZIAŁEK
MARTEDI – WTOREK
MERCOLEDI – ŚRODA
GIOVEDI – CZWARTEK
VENERDI – PIĄTEK
SABATO – SOBOTA
DOMENICA -NIEDZIELA

JA MOGĘ – io posoo

TY MOŻSZ – tu poi

ON,ONA,ONO MOŻE – lui ,lei,esso può

MY MOŻEMY -noi possiamo

WY MOŻECIE – voi potete

ONI MOGĄ – loro possono

PRESENTE

JA ROBIĘ – io faccio

TY ROBISZ – tu fai

ON,ONA,ONO ROBI – lui ,lei,esso fa

MY ROBIMY -noi facciamo

WY R0BICIE – voi fate

ONI ROBIĄ – loro fanno

PRESENTE

JA MAM – io ho

TY MASZ – tu hai

ON,ONA,ONO MA – lui ,lei,esso ha

MY MAMY -noi abbiamo

WY MACIE – voi avete

ONI MAJĄ – loro hanno

PRESENTE

JA JESTEM     -   io sono

TY JESTEŚ      -  tu sei

ON,ONA,ONO JEST      -  lui ,lei,esso è

MY JESTEŚIMY    -noi siamo

WY JESTEŚCIE      - voi siete

ONI SĄ                     – loro sono

GLOSSARIO

In: lezioni| note generali

27 set 2009

 

Termini da conoscere prima di consultare

la pagina dei casi

Animato: parola riferita ad animali o persone.

Digramma: una di quelle coppie di lettere che vengono lette come una sola (cz, dz, dź…).

Impersonale: parola che non indica una persona.

Inanimato: parola riferita a qualcosa non è animato.

Personale: parola che indica un essere umano.

Tema: Per tema intendiamo (nel contesto che ci interessa!) l’ultima consonante o digramma del nominativo di una parola.

Tema duro: chiamiamo tema duro un tema formato dalle consonanti o digrammi senza “barretta” sopra, che non sia seguito da una “i”.

Tema indurito: è formato da alcuni temi che in passato si comportavano come molli, ma che col tempo sono divenuti duri. Essi si comportano diversamente dai temi duri solo nei casi in cui ciò è espressamente specificato. Sono temi induriti quelli formati da: c, dz, sz, ż, rz, cz, dż.

Tema molle: formato da quelle consonanti o digrammi con la “barretta” sopra: ć, ś, ź, , ń ed anche j; inoltre tutti i temi seguiti da una “i” sono molli (temporaneamente molli) e si comportano come tali. L si comporta come molle nel locativo, e nei casi con le stesse terminazioni di questo.

Variazione consonantica: sostituzione di consonante o digramma  presente nel nominativo con una diversa, per adattare la parola ad un altro caso.

Variazione vocalica: sostituzione di una vocale presente nel nominativo con un’altra, per adattare la parola ad un altro caso.

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